4.0.0
In arrivoTarget: fine luglio 2026Release major: nuovo editor e anteprima dal vivo. Il salto da 3.7.x a 4.0 riflette la riscrittura completa del motore di editing.
Aggiunto
- —Nuovo editor CodeMirror 6. Riscrittura completa del cuore dell'app. Più veloce, più stabile, base per tutte le funzioni future. CodeMirror 5 rimosso (resta come fallback di emergenza con ?cm5=1).
- —Live preview inline. Grassetto, corsivo, codice, titoli, sottolineato, barrato, link (resta solo il testo cliccabile-stile, l'URL riappare col cursore), liste (pallino al posto del trattino, numeri evidenziati), citazioni (barra laterale, > nascosti) e blocchi di codice (sfondo monospazio) si renderizzano direttamente nel testo mentre scrivi, senza pannello separato. I \calc{} mostrano il risultato calcolato in un chip accanto all'espressione (math.js) e la matematica inline $…$ ha stile dedicato. La sintassi riappare solo quando il cursore entra nell'elemento.
- —Anteprima immagini inline. Le immagini ![]() compaiono direttamente nell'editor, sotto la riga sorgente.
- —Sposta le immagini col drag. Trascina un'immagine già inserita in un altro punto del documento: una guida mostra dove verrà rilasciata e il markdown viene spostato di conseguenza.
- —Hover preview. Passa il mouse su un [[collegamento]] per vedere un'anteprima della destinazione (capitolo o nota); passa su un'immagine inline per ingrandirla in un riquadro fluttuante.
- —Fold per capitolo. Comprimi un titolo per nascondere la sua sezione (folding annidato: un # racchiude i ## interni). Il pulsante «Capitoli» nel menu Vista comprime/espande tutti i capitoli in un colpo — un mini-binder direttamente nel testo.
- —Code folding. Comprimi blocchi e sezioni nell'editor.
- —Find & Replace nativo (Ctrl+H), localizzato e a tema.
- —Modalità macchina da scrivere. La riga attiva resta centrata verticalmente, dalla prima all'ultima riga del documento.
- —Multi-cursore. Alt+click (o Ctrl/Cmd+click) aggiunge cursori, Ctrl/Cmd+Alt+↑/↓ aggiunge un cursore sulla riga sopra/sotto, Ctrl/Cmd+D seleziona l'occorrenza successiva.
- —Sposta il testo trascinando. Seleziona del testo e trascinalo in un altro punto del documento per spostarlo (un caret blu mostra dove finirà). Gestito con eventi mouse per funzionare anche in Tauri/WebView2, dove il drag&drop HTML5 nativo viene intercettato dal sistema.
- —Corkboard = capitoli (binder). L'Editor Sinossi ora rispecchia i capitoli del documento: ogni scheda è un titolo #/##/###. Trascina una scheda per l'handle ⠿ per riordinare il capitolo nel testo, × lo elimina (con conferma), rinominare il titolo lo rinomina nel manoscritto, la sinossi si salva per-capitolo e ⤢ salta al capitolo. Il trascinamento usa eventi mouse (pointer-based) per funzionare anche in Tauri/WebView. Le note di schede vecchie senza capitolo restano come «note staccate» (nulla va perso). Porta alla prosa quello che lo Scene Navigator fa per la sceneggiatura. Nell'Outline un pallino accanto al titolo segnala i capitoli che hanno una sinossi: al passaggio del mouse ne mostra l'anteprima, con un clic apre la scheda corrispondente.
- —Rami narrativi: diff per capitolo. Confrontando un ramo con il tronco, in cima al diff compare un riepilogo dei capitoli cambiati (modificato / aggiunto / rimosso) con il delta di parole — la vista giusta per capire cosa è cambiato in un intero manoscritto, invece del solo diff riga-per-riga.
- —Analytics nel testo. Due evidenziatori dal vivo, attivabili dal menu Vista (toggle indipendenti, calcolati solo sul viewport):
- ·Ripetizioni — sottolinea (ondulata ambra) le parole-piene ripetute troppo vicine.
- ·Parole superflue — sottolinea (punteggiata blu) avverbi e riempitivi spesso eliminabili (es. «molto», «davvero», «just», «really»).
- ·Hover esplicativo — passando il mouse su una parola evidenziata, un tooltip spiega perché è segnalata (es. «ripetuta 3 volte qui vicino», «spesso superflua»).
Migliorato
- —Correttore ortografico nativo. L'editor sottolinea gli errori e offre i suggerimenti col tasto destro, usando i dizionari del sistema (tutte le lingue installate). Solo evidenziazione: il testo non viene mai alterato da solo. Note d'uso:
- ·Linux: installare i dizionari hunspell (es. hunspell-it, hunspell-en_us); la lingua segue la variabile di sistema LANG.
- ·macOS: il correttore funziona subito col tasto destro; per la sottolineatura «live» attivare una volta, dal menu contestuale, Spelling and Grammar → Check Spelling While Typing.
- ·Windows: integrato, nessuna azione.
- ·Da Impostazioni → Editor → Correttore ortografico puoi scegliere la lingua (o «Sistema» per seguire il sistema operativo).
- —Modalità vista semplificate. Con la live preview nell'editor, restano tre viste: Scrittura (live preview), Codice MD (markdown grezzo, live preview spenta) e Vista pagina (risultato finale). Rimosse Split e Anteprima.
- —Indentazione con Tab. In liste e citazioni, Tab rientra e Shift+Tab torna indietro: le liste (anche numerate) di 2 spazi, le citazioni di un livello >. Su testo normale Tab inserisce 2 spazi. Con il menu di autocomplete aperto, Tab conferma la scelta come prima.
- —Autocomplete emoji. Digiti : + un nome (es. :fuoco, :fire, :fuego, :feu, :huo) e scegli l'emoji. Parole chiave multilingua (EN, IT, ES, FR, DE, PT, cinese in pinyin).
- —Modalità Sceneggiatura ripensata per CM6. La formattazione a schermo era legata a classi CodeMirror 5 e non si applicava più: ora l'editor riconosce gli elementi Fountain e li dispone come un copione — scene heading in maiuscolo, personaggi centrati, dialoghi rientrati, parentetiche in corsivo, transizioni allineate a destra — su foglio centrato con font macchina da scrivere (Courier).
- —SmartType sceneggiatura. In modalità Sceneggiatura, l'autocomplete suggerisce i prefissi delle scene heading (INT./EXT./INT.-EXT./I/E), i momenti del giorno dopo il «-» (GIORNO, NOTTE…) e soprattutto i nomi dei personaggi già usati nel copione.
- —Autocomplete [[wikilink]] nativo. Sostituito il vecchio sistema fatto a mano (su keyup, fragile) con l'autocomplete integrato di CM6: popup posizionato correttamente, navigazione con frecce/Invio/Esc, filtro dal vivo mentre digiti. La ricerca note backend (FTS5) resta invariata.
- —Import: più formati e scelta di dove inserire. Il selettore file e il drag-drop ora offrono tutti i formati che il motore sa importare — aggiunti ICML (InDesign), htm, txt, doc nel drag-drop. E importando in un documento non vuoto puoi scegliere se sostituire tutto, aggiungere in fondo o inserire al cursore.
- —Firma: server di marca temporale a scelta. Nel modale di firma digitale, il campo TSA (RFC 3161) diventa una tendina di server pubblici pronti all'uso (DigiCert predefinito, più FreeTSA, Sectigo, Apple, GlobalSign, Certum) con opzione «Personalizzato» — non serve più conoscere a memoria un URL.
- —Validatore KDP più completo e con suggerimenti. Due nuovi controlli pre-stampa: numero massimo di pagine per tipo di carta e abbondanza consigliata quando il documento contiene immagini ma il bleed è disattivato. Ogni avviso ora include un suggerimento azionabile (es. «→ riesporta in PDF/X»).
- —AI locale: budget token. L'AI embedded ha una finestra di contesto limitata (4096 token): ora l'output viene limitato in modo che input + risposta ci stiano sempre, evitando il collasso in testo incomprensibile. Se il testo è troppo grande, un messaggio chiaro invita a ridurre il contesto o a usare un endpoint cloud. Il conteggio dei token usa il tokenizer vero del modello (endpoint /tokenize): la stima a caratteri sottostimava l'italiano e i controlli KDP-AI fallivano con «Context size has been exceeded». L'istruzione di lingua nomina esplicitamente la lingua rilevata e viene ripetuta in coda al prompt: i modelli locali piccoli non «scappano» più verso l'inglese.
- —Progetti libro: gestione completa dei capitoli. Il sistema a progetto (cartella con un file per capitolo + _book.yml) diventa un vero binder: ➕ Nuovo capitolo (titolo → file numerato creato, indicizzato e aperto nell'editor — prima si faceva tutto a mano, yml compreso), ✏️ Rinomina (aggiorna file su disco, indice, stato e anche il titolo # dentro al testo), 🗑 Rimuovi dall'indice (il file resta nella cartella, nessun dato perso). Alla creazione del progetto vengono chiesti titolo e autore (prima: «Il Mio Nuovo Libro» fisso). L'export progetto guadagna il PDF/X (stampa) e per l'ePub propone la copertina.
- —Output automatici: 4 nuovi formati. Ai target di build automatica (PDF, ePub, DOCX, PDF/X) si aggiungono HTML, ODT, ICML e LaTeX. Nuovi formati disattivi di default e senza autobuild (si abilitano dal pannello Output); il preset «Archivio completo» li include con build manuale.
- —AI locale: supporto a modelli più capaci. Il manifest dei modelli ora dichiara la finestra di contesto per modello (ctx_size). Aggiunto al catalogo Qwen3 4B (4,3 GB, contesto 8192): italiano molto migliore rispetto al Phi-3 Mini predefinito, che resta come opzione leggera. Gli utenti esistenti ricevono il banner «Aggiornamento disponibile» con download in un click.
- —AI locale/cloud: guida alla scelta. Nuovo hint nel pannello AI e voce nella guida rapida: AI locale = bozze veloci, privacy totale, zero costi; AI cloud = testi lunghi, analisi complete e risultati da pubblicare.
- —AI locale: elaborazione a blocchi per testi lunghi. Nuova opzione «Elabora testi lunghi a blocchi»: divide il documento (o la selezione) in parti che stanno nella finestra di contesto, applica la tua istruzione a ciascuna e ricuce il risultato — con avanzamento blocco per blocco e possibilità di interrompere.
- —Export più rapido grazie al nuovo motore.
- —Performance immagini inline. Risoluzione dei percorsi quasi senza IPC, cache degli URL, nessun blocco dell'interfaccia al drop, nessun «saltello» del cursore. Le immagini compaiono in meno di mezzo secondo anche in documenti enormi (440+ pagine, 1,5M caratteri).
- —Pulsanti di formattazione (B / I / U). Posizionamento del cursore corretto: dopo la formattazione si continua a scrivere testo normale.
- —Tables: tabelle e grafici come immagini su disco. Inserendo dal Data Hub una tabella o un grafico come immagine, il file viene salvato negli asset del documento (nomedoc.assets/images/) e nell'editor entra solo il riferimento Markdown — niente più immagini incorporate da centinaia di KB su una riga sola. Se il documento non è ancora salvato, l'app propone di salvarlo al volo (stesso flusso del trascinamento immagini); rifiutando, la tabella entra come testo Markdown e il grafico resta nel foglio.
- —Tables: scelta del formato più tollerante. Alla domanda testo/immagine ora vengono capiti anche «png», «jpg», «immagine», «foto» e simili; una risposta non riconosciuta fa ripetere la domanda invece di inserire testo a sorpresa.
- —Tables: griglia leggibile col tema chiaro. I colori delle celle seguono il tema attivo al momento dell'apertura (prima erano fissi da tema scuro).
- —Export Final Draft (.fdx): niente più personaggi fantasma. Con un documento Markdown generico, gli elenchi puntati venivano scambiati per battute («- primo punto» diventava un Personaggio) e gli elenchi numerati per coppie Personaggio/Dialogo («1.» + «primo»). Ora liste, tabelle, note e citazioni finiscono come Azione: solo il testo in MAIUSCOLO da copione (e il formato «- NOME:») diventa Personaggio. Le sceneggiature vere non cambiano di una virgola.
- —Export ICML: interruzioni pagina vere. \newpage (e \clearpage, \pagebreak) non viene più semplicemente rimosso: diventa un paragrafo con stile dedicato «Interruzione Pagina» (dichiarato in tutti i template con avvio su pagina successiva), così in InDesign l'interruzione comanda davvero l'impaginazione — e resta rimappabile come ogni altro stile.
- —Export ICML: verifica automatica e su richiesta. Ogni export ICML viene controllato prima del salvataggio: tag bilanciati, nessun range annidato dentro Content, niente front matter o comandi residui nel testo, escape XML corretti, nessun paragrafo vuoto non voluto. Il codice inline (---, \newpage citati nel testo) non genera falsi allarmi. In più il pulsante 🧪 Verifica ICML nel pannello export esegue gli stessi controlli senza scrivere nulla: esito e dettagli in una finestra dentro l'app.
- —Stampa attraverso la filiera PDF. Il pulsante Stampa non manda più l'anteprima HTML al print del webview (font, margini e interruzioni pagina a casaccio): genera un PDF temporaneo con Typst — stessa tipografia degli export — e lo apre nel visualizzatore di sistema, da cui si stampa col dialogo nativo e anteprima fedele. Se la generazione fallisce, scatta automaticamente il vecchio metodo.
- —Impostazioni riordinate. Nel tab App: nuova sezione Installazioni (LaTeX con stato e installazione automatica in un click, Ghostscript con stato e accesso al Controllo Export); lingua in vista compatta (la griglia delle 9 lingue compare solo premendo Cambia); tema scelto con due chip 🌙 Scuro / ☀️ Chiaro al posto della checkbox ambigua. Il pulsante di installazione LaTeX è ora anche nel banner del primo avvio, a un click.
- —Pannello AI più snello. I prompt rapidi sono in una sezione richiudibile (chiusa di default, la scelta viene ricordata): mezzo pannello in meno per chi scrive le richieste a mano.
- —Pannello Import/Export più ordinato. Nuova scheda Multipli accanto a Formato base / Stampa pro / Sceneggiatura / Editoria: raccoglie le azioni batch (Converti Cartella, Genera Multiplo, Genera più formati, Genera con Asset), che prima stavano in fondo al pannello dove nessuno le trovava. Le Opzioni avanzate mostrano solo ciò che riguarda il formato scelto: «PDF rapido (Typst)» compare solo con PDF; Carta, Allineamento e Dimensione font spariscono con ICML/Excel/FDX/HTML.
- —Export Excel: avviso se non ci sono scene. Il breakdown legge il testo dell'editor (scene INT./EXT. o capitoli #): se non ne trova, ora lo dice chiaramente invece di generare in silenzio un file con le sole intestazioni.
Risolto
- —Linux: compatibile anche con distro non recentissime. Il pacchetto veniva compilato su base Ubuntu 24.04 e richiedeva una glibc troppo nuova: su Mint 21.x, Ubuntu 22.04 e simili si installava ma non partiva (GLIBC_2.39 not found). La build ora nasce su base Ubuntu 22.04: funziona su tutte le distro dal 2022 in poi.
- —Grafica a righe colorate su GPU datate. Su schede video vecchie (es. iMac 2013) l'header e il menu moduli mostravano artefatti a strisce viola/rosse: colpa di effetti backdrop-filter applicati sopra sfondi già opachi (quindi invisibili, ma costosi). Rimossi: stessa estetica, niente artefatti, e un filo di leggerezza in più per tutti.
- —La scelta del piano non spariva più sugli schermi piccoli. Sotto i 1400px di larghezza il badge Free/Premium in alto veniva nascosto — e con lui l'unico accesso al cambio piano. Ora c'è la sezione Piano interfaccia in Impostazioni → App, sempre raggiungibile (e il badge, dove visibile, resta cliccabile).
- —Windows datati: comunicazione interna consentita anche su WebView2 vecchi. Le versioni meno recenti del runtime usano http:// invece di https:// per il canale interno app↔backend, e la policy di sicurezza lo bloccava riempiendo la console di errori: ora entrambe le forme sono ammesse.
- —AI locale integrata: avvio più paziente e messaggi più puliti. Su macchine lente o con disco meccanico il caricamento del modello poteva superare il timeout di 60 secondi: la prima domanda restava appesa su «riscaldamento» finché non si annullava e riprovava. Il tempo massimo di avvio ora è 3 minuti. In più la chat non mostra più l'URL tecnico 127.0.0.1:… quando si usa l'AI integrata: dice semplicemente che è l'AI locale dell'app.
- —Menu KDP rifinito. Lo stato dell'export cambiava colore in modo incoerente (due percorsi di aggiornamento scrivevano stili diversi): ora è un'etichetta uniforme, vestita come i pulsanti vicini. Sparita la «card fantasma» vuota sotto i template (era il contenitore messaggi sempre visibile anche da vuoto), e il template «5x8 Self-help» ora si chiama Crescita personale 5x8.
- —Menu Vista: niente più pulsante orfano. L'ultima voce del menu andava a capo da sola per colpa di una griglia rigida: la fila di azioni ora si distribuisce in modo fluido su qualsiasi larghezza.
- —Export ICML: front matter e titolo doppio. Il blocco YAML sfuggiva alla pulizia se non era il primissimo elemento del file (riga vuota, BOM o titolo # prima dei ---): i delimitatori sparivano ma le chiavi (title:, author:…) finivano come paragrafo di testo in InDesign. Ora il blocco viene riconosciuto anche dopo il titolo, e una rete di sicurezza scarta comunque un eventuale paragrafo iniziale fatto solo di chiavi metadata note. Inoltre il titolo compariva due volte (paragrafo Title dal template + primo heading nel corpo): ora il primo heading, quando è la fonte del titolo, viene mostrato solo come Title.
- —«Salva come Template» che non rispondeva. Il pulsante nel Data Hub eseguiva tutto ma la finestra di salvataggio non appariva mai: una regola CSS di sicurezza la teneva nascosta con !important e il codice di apertura non la sbloccava. Già che c'eravamo, la finestra è stata ridisegnata nello stile dei modali dell'app e tradotta nelle 9 lingue (era in italiano fisso).
- —AI locale che rispondeva in arabo. Con qualunque modello, l'AI locale a volte partiva in arabo finché non le si intimava di cambiare lingua. Due cause nostre: il rilevamento lingua scattava con un singolo carattere arabo/ebraico/russo/cinese nel testo (ora serve una presenza significativa) e l'istruzione di lingua era un codice a due lettere che i modelli piccoli fraintendono (ora la lingua è nominata per esteso, con divieto esplicito di usarne altre).
- —Windows: niente più finestra nera all'avvio dell'AI locale. llama-server veniva lanciato senza il flag che nasconde la console.
- —Il pannello Licenza non resta più sotto le Impostazioni.
- —AppImage Linux: gli export funzionano. Storico bug dell'AppImage (presente da sempre, mai diagnosticato): l'ambiente che l'AppImage inietta nei processi figli (librerie e font del pacchetto invece che di sistema) uccideva silenziosamente Typst e gli altri motori di export. Ora l'app ripulisce l'ambiente prima di lanciare i binari esterni. In più il binario Typst viene compilato in CI (i build statici upstream crashano sui kernel Linux recenti con protezioni di memoria alte) e verificato prima di essere impacchettato.
- —Modalità Semplice: i formati pro spariscono davvero. Nel menu formato dell'export, PDF/X, FDX, ICML e gli altri formati professionali venivano «nascosti» con una proprietà che i menu a tendina nativi di Linux e macOS ignorano: restavano visibili e selezionabili. Ora le voci vengono rimosse fisicamente e ripristinate al ritorno in modalità Pro.
- —Conversione in .pwk: le immagini non spariscono più. Convertendo un .md in documento PressWork (o salvando come .pwk, o promuovendo un ramo a documento), le immagini con percorso relativo restavano nella cartella d'origine e i riferimenti si rompevano: ora vengono copiate dentro il bundle preservando la struttura delle cartelle.
- —«Genera con Asset» davvero portabile. Le immagini da disco non venivano copiate nella cartella .assets (si salvava solo quelle web) e i riferimenti nel markdown esportato restavano rotti: ora la cartella contiene tutte le immagini e il file le referenzia con percorsi relativi corretti. L'anteprima nell'editor ora riconosce anche le immagini con l'attributo {width=…} in coda.
- —Messaggi di conferma tradotti per gli export multipli. Esporta Multiplo, Converti Cartella, export progetto libro e trova&sostituisci mostravano la risposta tecnica grezza ({«key»:…}) invece del messaggio nella lingua dell'app.
- —«Opzioni avanzate» che chiudeva il pannello export. Il fix «i menu si chiudono quando scegli un'azione» trattava anche i pulsanti di configurazione dentro Import/Export come azioni di menu: cliccare «Opzioni avanzate» (o i profili Excel, l'import template ICML…) faceva sparire tutto. Il pannello ora resta aperto e si chiude solo con la sua ×.
- —Menu Tables: rimossa la voce doppia. «Importa come template» faceva esattamente la stessa cosa di «Apri foglio Tables» (con un nome fuorviante): eliminata.
- —Modalità Struttura: riordino capitoli. Il drag&drop dei capitoli nella sidebar non funzionava nell'app (HTML5 drop intercettato dal sistema, come già per Sinossi e drag del testo): riscritto con eventi mouse — soglia anti-click, indicatore visivo, corretto anche col filtro per stato.
- —Statistiche di scrittura veritiere. Il tracking misurava i delta di parole ma non ri-ancorava mai la baseline: aprire un documento più grande contava la differenza come «parole scritte oggi» (giornate da centinaia di migliaia di parole nello storico), e ripristini/rami/sync collab contaminavano i conteggi. Ora ogni cambio o sostituzione di documento ri-àncora la baseline. Il giorno è quello locale (chi scrive dopo mezzanotte non finisce più nel giorno prima), le etichette dei valori sono leggibili anche col tema scuro, e il nuovo pulsante 🗑 Azzera ripulisce lo storico contaminato (con invito a esportare prima il CSV).
- —Obiettivo giornaliero che si azzerava ogni mattina. Al cambio di data l'obiettivo daily veniva cancellato (tipo e target persi): ora il target sopravvive e il conteggio riparte dal documento del nuovo giorno.
- —Menu header che restava aperto. Scegliere un'azione da File & Progetto (o dagli altri menu) non chiudeva il menu, che restava sopra i pannelli appena aperti: ora qualsiasi azione lo chiude (spunte e campi interni no).
- —Copertina PDF/PDF-X su Windows. Il percorso dell'immagine di copertina finiva in \includegraphics coi backslash di Windows (C:\Users\…), che LaTeX interpreta come comandi → export fallito. La copia in temp ora usa un nome file sicuro (pw_cover.png) e il percorso viaggia con forward slash. Fixato anche l'inserimento copertina nel documento (menu KDP) che con l'editor CM6 non inseriva nulla, e i pulsanti del pannello Area editoriale resi muti da un guard troppo aggressivo.
- —Target automatici PDF/PDF-X: testo con backslash. L'escape delle sequenze \lettera (regex \s, percorsi Windows \Users) avveniva solo nell'export manuale (frontend): i target di output del bundle e la stampa fallivano con «Undefined control sequence». L'escape ora vive nella pipeline comune Rust.
- —Export PDF/PDF-X con tabelle. Una tabella senza didascalia faceva fallire la compilazione con «No counter 'none' defined»: pandoc 3.5+ marca queste tabelle con \LTcaptype{none} e longtable richiede che il contatore esista. Aggiunto \newcounter{none} a tutti i template LaTeX (PDF A4/A5/Letter e PDF/X-1a/X-4).
- —Export LaTeX: testo tipo regex o percorsi Windows (\s, \w, \Users) non interrompono più la generazione del PDF/X. (Già pubblicato anche su 3.7.x.)
- —Sottolineato ora reso correttamente nel PDF.
- —Selezione di una riga/titolo intero: il marcatore di chiusura (**, </u>) resta sulla riga giusta, non va più a capo.
- —Immagini nei documenti grandi: rimossi i limiti che le nascondevano.
- —Windows: fallback blob quando il protocollo asset non carica le immagini.
- —Import: fallback Ghostscript per PDF e copia temporanea per DOCX su OneDrive.
- —Import → salvataggio: dopo aver importato un PDF/DOCX il documento è trattato come nuovo e non salvato: «Salva» non scrive più (rischiando di sovrascrivere) sul file sorgente, e il nome suggerito nel dialog è preselezionato.
- —Collaborazione: immagini tra peer. Le immagini non arrivavano mai ai collaboratori: i payload superavano il limite di messaggio dei data channel WebRTC (e del relay WebSocket) e sparivano senza errori. Ora viaggiano come anteprime ridimensionate (max 1200px), spezzate in parti da 40KB inviate a ritmo controllato e ricomposte all'arrivo — qualsiasi peso, su qualsiasi trasporto. Chi entra a sessione avviata riceve le immagini su richiesta automatica.
- —Collaborazione: fine dello spam «Accetta versione». Ogni checkpoint automatico (~10s di scrittura) veniva trasmesso ai peer come versione da accettare, inondando tutti di richieste. La condivisione ora è intenzionale (pulsante 📸 nel dock chat) e «Accetta» applica davvero il contenuto all'editor. Silenziato anche il banner «documento modificato esternamente» durante le sessioni (era l'eco dell'autosave dei sync remoti).
- —Collaborazione: presenza reale. Chi chiude l'app o perde la rete ora viene segnalato entro ~35 secondi (toast + «(offline?)» nella lista partecipanti); al ritorno, avviso di riconnessione. Prima nessuna segnalazione.
- —Collaborazione: commenti inline scopribili. Il commento ancorato alla riga dell'editor esisteva ma era invisibile (solo Ctrl+Shift+M, mai documentato): nuovo pulsante 💬📍 nel dock chat.
- —Collaborazione: modifiche remote e Revisioni. Con il tracciamento revisioni attivo, i sync in arrivo dai peer venivano interpretati come modifiche locali da marcare: ora sono riconosciuti e lasciati intatti. Il flusso «suggerimenti» funziona: il collaboratore scrive con Revisioni ON e l'autore accetta/rifiuta le singole modifiche marcate.
- —macOS: sorgente immagine visibile. Dopo l'inserimento di un'immagine restava visibile anche il markdown sorgente: su WebKit la proprietà -webkit-text-fill-color del tema vinceva sul nascondiglio color: transparent.
- —Autocomplete [[wikilink]]: risolto l'errore che scattava a ogni tasto.
- —Export ICML corretto per InDesign. I paragrafi venivano annidati dentro un <Content> invece di essere fratelli diretti sotto <Story> (XML valido ma struttura ICML sbagliata → InDesign poteva aprire vuoto o ignorare gli stili). Ora ogni paragrafo è un <ParagraphStyleRange> figlio diretto di <Story>; il contenuto viene ripulito da front matter YAML e comandi \newpage rimasti come testo.
- —Template KDP «formato libro» non cancella più il testo senza avviso. I template sostituiscono l'editor: ora, se c'è già del contenuto, chiedono conferma prima di sovrascriverlo.
- —Preflight KDP: falsi allarmi corretti.
- ·Nero puro: il controllo leggeva il colore del tema a schermo (non il PDF). Nell'export il corpo testo è nero puro (K100): niente più falso avviso.
- ·Profilo colore: l'export incorpora già FOGRA39 di default; il check ora lo riconosce.
- ·Colore spot: «nessun colore spot» è ora segnalato come corretto (KDP non li supporta nell'interno), non più come un'azione da fare.