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Controllo aggiornamenti manuale + rifiniture impostazioni. Nuova sezione Aggiornamenti in Impostazioni → App: mostra la versione installata e il pulsante «Controlla aggiornamenti» (utile per verificare subito, senza aspettare il check silenzioso all'avvio; dice anche «sei già aggiornato», cosa che il check automatico giustamente tace). Il pulsante «Reset tab» ora compare solo nei tab AI ed Editor, e la sua conferma non mostra più «PressWork» due volte.
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L'aggiornamento automatico ora funziona davvero. Il popup «nuova versione disponibile» non è mai apparso in tutta la serie 3.7.x: in Tauri v2 il plugin updater è passivo e le chiavi active/dialog del config (relitti di Tauri v1) non fanno nulla — nessuno chiamava mai il controllo. Ora l'app verifica gli aggiornamenti qualche secondo dopo l'avvio: se c'è una versione nuova chiede (Aggiorna / Più tardi), scarica, installa e riavvia; se non c'è rete resta in silenzio. Chi ha una 3.7.x installata dovrà scaricare la 4.0 manualmente (il suo binario non controlla) — da qui in avanti gli aggiornamenti arrivano da soli.
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FDX: niente più wizard metadati non richiesto. Selezionare o esportare FDX apriva in automatico il wizard di esportazione (titolo/autore/ISBN/copertina), pensato per l'ePub: per l'FDX non serviva a nulla, visto che i metadati della title page hanno il pannello dedicato «Opzioni Final Draft». Ora il wizard si apre in automatico solo per l'ePub (dove i metadati sono obbligatori); resta raggiungibile per tutti i formati col pulsante «Esporta con wizard».
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FDX: transizioni e dual dialogue corretti. Una transizione che finisce col punto (DISSOLVENZA IN NERO., FADE TO BLACK.) veniva scambiata per un personaggio con battuta, gonfiando anche il conteggio del breakdown; ora è riconosciuta come Transition (riga tutta maiuscola che finisce con : oppure con . dopo una parola-chiave di transizione). In più il marcatore Fountain ^ del dialogo simultaneo finiva come testo di battuta (^ da solo): ora viene rimosso e i due personaggi restano normali Character consecutivi, la struttura che Final Draft usa per affiancare le battute. Supportata anche la sintassi Fountain > per forzare una transizione e >testo< per il testo centrato. Le estensioni (MARTA (V.O.), (O.S.), (CONT'D)) restano sulla riga del personaggio come fa Final Draft, invece di essere spezzate in una parentetica — e nel breakdown «MARTA (V.O.)» e «MARTA» contano come la stessa persona.
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FDX: numeri di scena veri. Con «Numera scene» attivo, il numero veniva incollato nel testo dell'intestazione (1. INT. BAR): aprendo in Final Draft, la sua numerazione automatica lo raddoppiava (1 1. INT. BAR) e i numeri non erano manipolabili come veri numeri di scena. Ora viaggiano nell'attributo Number=«N» dell'elemento, come li scrive Final Draft stesso: numerazione pulita e modificabile.
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Linux: compatibile anche con distro non recentissime. Il pacchetto veniva compilato su base Ubuntu 24.04 e richiedeva una glibc troppo nuova: su Mint 21.x, Ubuntu 22.04 e simili si installava ma non partiva (GLIBC_2.39 not found). La build ora nasce su base Ubuntu 22.04: funziona su tutte le distro dal 2022 in poi.
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Grafica a righe colorate su GPU datate. Su schede video vecchie (es. iMac 2013) l'header e il menu moduli mostravano artefatti a strisce viola/rosse: colpa di effetti backdrop-filter applicati sopra sfondi già opachi (quindi invisibili, ma costosi). Rimossi: stessa estetica, niente artefatti, e un filo di leggerezza in più per tutti.
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La scelta del piano non spariva più sugli schermi piccoli. Sotto i 1400px di larghezza il badge Free/Premium in alto veniva nascosto — e con lui l'unico accesso al cambio piano. Ora c'è la sezione Piano interfaccia in Impostazioni → App, sempre raggiungibile (e il badge, dove visibile, resta cliccabile).
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Windows datati: comunicazione interna consentita anche su WebView2 vecchi. Le versioni meno recenti del runtime usano http:// invece di https:// per il canale interno app↔backend, e la policy di sicurezza lo bloccava riempiendo la console di errori: ora entrambe le forme sono ammesse.
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AI locale integrata: avvio più paziente e messaggi più puliti. Su macchine lente o con disco meccanico il caricamento del modello poteva superare il timeout di 60 secondi: la prima domanda restava appesa su «riscaldamento» finché non si annullava e riprovava. Il tempo massimo di avvio ora è 3 minuti. In più la chat non mostra più l'URL tecnico 127.0.0.1:… quando si usa l'AI integrata: dice semplicemente che è l'AI locale dell'app.
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Menu KDP rifinito. Lo stato dell'export cambiava colore in modo incoerente (due percorsi di aggiornamento scrivevano stili diversi): ora è un'etichetta uniforme, vestita come i pulsanti vicini. Sparita la «card fantasma» vuota sotto i template (era il contenitore messaggi sempre visibile anche da vuoto), e il template «5x8 Self-help» ora si chiama Crescita personale 5x8.
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Menu Vista: niente più pulsante orfano. L'ultima voce del menu andava a capo da sola per colpa di una griglia rigida: la fila di azioni ora si distribuisce in modo fluido su qualsiasi larghezza.
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Export ICML: front matter e titolo doppio. Il blocco YAML sfuggiva alla pulizia se non era il primissimo elemento del file (riga vuota, BOM o titolo # prima dei ---): i delimitatori sparivano ma le chiavi (title:, author:…) finivano come paragrafo di testo in InDesign. Ora il blocco viene riconosciuto anche dopo il titolo, e una rete di sicurezza scarta comunque un eventuale paragrafo iniziale fatto solo di chiavi metadata note. Inoltre il titolo compariva due volte (paragrafo Title dal template + primo heading nel corpo): ora il primo heading, quando è la fonte del titolo, viene mostrato solo come Title.
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«Salva come Template» che non rispondeva. Il pulsante nel Data Hub eseguiva tutto ma la finestra di salvataggio non appariva mai: una regola CSS di sicurezza la teneva nascosta con !important e il codice di apertura non la sbloccava. Già che c'eravamo, la finestra è stata ridisegnata nello stile dei modali dell'app e tradotta nelle 9 lingue (era in italiano fisso).
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AI locale che rispondeva in arabo. Con qualunque modello, l'AI locale a volte partiva in arabo finché non le si intimava di cambiare lingua. Due cause nostre: il rilevamento lingua scattava con un singolo carattere arabo/ebraico/russo/cinese nel testo (ora serve una presenza significativa) e l'istruzione di lingua era un codice a due lettere che i modelli piccoli fraintendono (ora la lingua è nominata per esteso, con divieto esplicito di usarne altre).
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Windows: niente più finestra nera all'avvio dell'AI locale. llama-server veniva lanciato senza il flag che nasconde la console.
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Il pannello Licenza non resta più sotto le Impostazioni.
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AppImage Linux: gli export funzionano. Storico bug dell'AppImage (presente da sempre, mai diagnosticato): l'ambiente che l'AppImage inietta nei processi figli (librerie e font del pacchetto invece che di sistema) uccideva silenziosamente Typst e gli altri motori di export. Ora l'app ripulisce l'ambiente prima di lanciare i binari esterni. In più il binario Typst viene compilato in CI (i build statici upstream crashano sui kernel Linux recenti con protezioni di memoria alte) e verificato prima di essere impacchettato.
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Modalità Semplice: i formati pro spariscono davvero. Nel menu formato dell'export, PDF/X, FDX, ICML e gli altri formati professionali venivano «nascosti» con una proprietà che i menu a tendina nativi di Linux e macOS ignorano: restavano visibili e selezionabili. Ora le voci vengono rimosse fisicamente e ripristinate al ritorno in modalità Pro.
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Conversione in .pwk: le immagini non spariscono più. Convertendo un .md in documento PressWork (o salvando come .pwk, o promuovendo un ramo a documento), le immagini con percorso relativo restavano nella cartella d'origine e i riferimenti si rompevano: ora vengono copiate dentro il bundle preservando la struttura delle cartelle.
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«Genera con Asset» davvero portabile. Le immagini da disco non venivano copiate nella cartella .assets (si salvava solo quelle web) e i riferimenti nel markdown esportato restavano rotti: ora la cartella contiene tutte le immagini e il file le referenzia con percorsi relativi corretti. L'anteprima nell'editor ora riconosce anche le immagini con l'attributo {width=…} in coda.
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Messaggi di conferma tradotti per gli export multipli. Esporta Multiplo, Converti Cartella, export progetto libro e trova&sostituisci mostravano la risposta tecnica grezza ({«key»:…}) invece del messaggio nella lingua dell'app.
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«Opzioni avanzate» che chiudeva il pannello export. Il fix «i menu si chiudono quando scegli un'azione» trattava anche i pulsanti di configurazione dentro Import/Export come azioni di menu: cliccare «Opzioni avanzate» (o i profili Excel, l'import template ICML…) faceva sparire tutto. Il pannello ora resta aperto e si chiude solo con la sua ×.
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Menu Tables: rimossa la voce doppia. «Importa come template» faceva esattamente la stessa cosa di «Apri foglio Tables» (con un nome fuorviante): eliminata.
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Modalità Struttura: riordino capitoli. Il drag&drop dei capitoli nella sidebar non funzionava nell'app (HTML5 drop intercettato dal sistema, come già per Sinossi e drag del testo): riscritto con eventi mouse — soglia anti-click, indicatore visivo, corretto anche col filtro per stato.
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Statistiche di scrittura veritiere. Il tracking misurava i delta di parole ma non ri-ancorava mai la baseline: aprire un documento più grande contava la differenza come «parole scritte oggi» (giornate da centinaia di migliaia di parole nello storico), e ripristini/rami/sync collab contaminavano i conteggi. Ora ogni cambio o sostituzione di documento ri-àncora la baseline. Il giorno è quello locale (chi scrive dopo mezzanotte non finisce più nel giorno prima), le etichette dei valori sono leggibili anche col tema scuro, e il nuovo pulsante 🗑 Azzera ripulisce lo storico contaminato (con invito a esportare prima il CSV).
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Obiettivo giornaliero che si azzerava ogni mattina. Al cambio di data l'obiettivo daily veniva cancellato (tipo e target persi): ora il target sopravvive e il conteggio riparte dal documento del nuovo giorno.
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Menu header che restava aperto. Scegliere un'azione da File & Progetto (o dagli altri menu) non chiudeva il menu, che restava sopra i pannelli appena aperti: ora qualsiasi azione lo chiude (spunte e campi interni no).
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Copertina PDF/PDF-X su Windows. Il percorso dell'immagine di copertina finiva in \includegraphics coi backslash di Windows (C:\Users\…), che LaTeX interpreta come comandi → export fallito. La copia in temp ora usa un nome file sicuro (pw_cover.png) e il percorso viaggia con forward slash. Fixato anche l'inserimento copertina nel documento (menu KDP) che con l'editor CM6 non inseriva nulla, e i pulsanti del pannello Area editoriale resi muti da un guard troppo aggressivo.
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Target automatici PDF/PDF-X: testo con backslash. L'escape delle sequenze \lettera (regex \s, percorsi Windows \Users) avveniva solo nell'export manuale (frontend): i target di output del bundle e la stampa fallivano con «Undefined control sequence». L'escape ora vive nella pipeline comune Rust.
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Export PDF/PDF-X con tabelle. Una tabella senza didascalia faceva fallire la compilazione con «No counter 'none' defined»: pandoc 3.5+ marca queste tabelle con \LTcaptype{none} e longtable richiede che il contatore esista. Aggiunto \newcounter{none} a tutti i template LaTeX (PDF A4/A5/Letter e PDF/X-1a/X-4).
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Export LaTeX: testo tipo regex o percorsi Windows (\s, \w, \Users) non interrompono più la generazione del PDF/X. (Già pubblicato anche su 3.7.x.)
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Sottolineato ora reso correttamente nel PDF.
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Selezione di una riga/titolo intero: il marcatore di chiusura (**, </u>) resta sulla riga giusta, non va più a capo.
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Immagini nei documenti grandi: rimossi i limiti che le nascondevano.
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Windows: fallback blob quando il protocollo asset non carica le immagini.
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Import: fallback Ghostscript per PDF e copia temporanea per DOCX su OneDrive.
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Import → salvataggio: dopo aver importato un PDF/DOCX il documento è trattato come nuovo e non salvato: «Salva» non scrive più (rischiando di sovrascrivere) sul file sorgente, e il nome suggerito nel dialog è preselezionato.
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Collaborazione: immagini tra peer. Le immagini non arrivavano mai ai collaboratori: i payload superavano il limite di messaggio dei data channel WebRTC (e del relay WebSocket) e sparivano senza errori. Ora viaggiano come anteprime ridimensionate (max 1200px), spezzate in parti da 40KB inviate a ritmo controllato e ricomposte all'arrivo — qualsiasi peso, su qualsiasi trasporto. Chi entra a sessione avviata riceve le immagini su richiesta automatica.
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Collaborazione: fine dello spam «Accetta versione». Ogni checkpoint automatico (~10s di scrittura) veniva trasmesso ai peer come versione da accettare, inondando tutti di richieste. La condivisione ora è intenzionale (pulsante 📸 nel dock chat) e «Accetta» applica davvero il contenuto all'editor. Silenziato anche il banner «documento modificato esternamente» durante le sessioni (era l'eco dell'autosave dei sync remoti).
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Collaborazione: presenza reale. Chi chiude l'app o perde la rete ora viene segnalato entro ~35 secondi (toast + «(offline?)» nella lista partecipanti); al ritorno, avviso di riconnessione. Prima nessuna segnalazione.
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Collaborazione: commenti inline scopribili. Il commento ancorato alla riga dell'editor esisteva ma era invisibile (solo Ctrl+Shift+M, mai documentato): nuovo pulsante 💬📍 nel dock chat.
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Collaborazione: modifiche remote e Revisioni. Con il tracciamento revisioni attivo, i sync in arrivo dai peer venivano interpretati come modifiche locali da marcare: ora sono riconosciuti e lasciati intatti. Il flusso «suggerimenti» funziona: il collaboratore scrive con Revisioni ON e l'autore accetta/rifiuta le singole modifiche marcate.
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macOS: sorgente immagine visibile. Dopo l'inserimento di un'immagine restava visibile anche il markdown sorgente: su WebKit la proprietà -webkit-text-fill-color del tema vinceva sul nascondiglio color: transparent.
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Autocomplete [[wikilink]]: risolto l'errore che scattava a ogni tasto.
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Export ICML corretto per InDesign. I paragrafi venivano annidati dentro un <Content> invece di essere fratelli diretti sotto <Story> (XML valido ma struttura ICML sbagliata → InDesign poteva aprire vuoto o ignorare gli stili). Ora ogni paragrafo è un <ParagraphStyleRange> figlio diretto di <Story>; il contenuto viene ripulito da front matter YAML e comandi \newpage rimasti come testo.
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Template KDP «formato libro» non cancella più il testo senza avviso. I template sostituiscono l'editor: ora, se c'è già del contenuto, chiedono conferma prima di sovrascriverlo.
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Preflight KDP: falsi allarmi corretti.- ·Nero puro: il controllo leggeva il colore del tema a schermo (non il PDF). Nell'export il corpo testo è nero puro (K100): niente più falso avviso.
- ·Profilo colore: l'export incorpora già FOGRA39 di default; il check ora lo riconosce.
- ·Colore spot: «nessun colore spot» è ora segnalato come corretto (KDP non li supporta nell'interno), non più come un'azione da fare.